Quello che ho imparato oggi è piuttosto semplice in reltà. Mai portare un bambino di sei anni a visitare necropoli etrusche. Ogni tumulo, ogni ipogeo, ogni edicola, ogni singolo sarcofago, ogni pietra, ogni scalpellata data dai maledetti fabbri etruschi di Populonia che l'altissimo se li porti richiede una spiegazione di circa venti minuti. Non ci sono gradini, salite, ingressi bui e talmente bassi da costringere il malcapitato ad appiattirsi come un verme della terra, non c'è insomma niente al mondo che possa fermare il bambino di sei anni. Se poi, per disgrazia sua e di chi la segue, la visita prevede uan guida, beh allora, allora i tempi di spiegazione si possono dilatare virtualmente all'infinito. Credo che gli stessi etruschi, se avessero potuto anche solo ipotizzare l'esistenza del bambino di sei anni del XXI secolo, si sarebbero guardati bene dal costruire sepolcri, dallo scavare cave di pietra, dall'edificare alte e inaccessibili acropoli, dal elaborare complessi riti funerari. Si sarebbero probabilmente autoestinti, rendendo il loro ricordo meno penosa. Ma se qualcuno pensasse che l'esistenza del bambino di sei anni sia la più funesta delle sciagure, beh, lo dice solo perché non conosce il bambino di tre anni. il bambino di tre anni protesta vibratamente perché le scale non sono costruite nel punto giusto, ovvero quello che collega lui con la sua propria mamma. E comunque, anche quando gli permettono di raggiungere la benedetta mamma (come se fosse così facile liberarsi della mamma), sono brutte, fanno schifo, e comunque gli fanno "girare le balle". Certo non come quelle "puzzolone" delle guide. Quelle si che fanno davvero e molto molto girare gli zebedei. Certo mai come girano a loro per il fatto di avere dattorno dei mocciosi rompiballe. ma comunque girano.
Ecco cosa ho imparato oggi. Portate il bambino di sei anni e quello di tre anni dove volete. Ma non portateli alla necropoli etrusca.
Vi prego di notare l'incipit della conversazione:
Papà: "Cos'hai detto, Luca?"
Luca: "Sono Shaggy, ..."

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